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News pubblicate dal 2003 a ottobre 2020

 

INTERVISTA CON IL REGISTA ROLANDO COLLA

Intervista con il regista Rolando Colla
e cast del nuovo film "Summer Games"


In occasione della prima del film"Summer Games", avvenuta il 20 ottobre 2011 al cinema Riff Raff di Zurigo, abbiamo incontrato il regista Rolando Colla ed alcuni degli attori protagonisti

"Summer Games", il film del regista svizzero di origine italiana Rolando Colla, è arrivato anche nella Svizzera tedesca. Il lungometraggio, già presentato fuori concorso alla Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia 2011 e che rappresenterà la Svizzera agli Oscar 2012 nella categoria "Miglior film in lingua straniera", è stato proiettato in anteprima al cinema Riff Raff di Zurigo dove abbiamo incontrato alcuni degli attori protagonisti e il regista Rolando Colla.

 La nostra non è una vera e propria intervista, assomiglia di più a una piacevole conversazione: ci sediamo nel Bistrò del cinema Riff Raff e, tra un caffè e un bicchiere di prosecco, cominciamo a chiacchierare.

«Lavorare con Rolando è stato veramente bello - ci ha detto Roberta Fossile che nel film interpreta Irene, la madre di Marie - lui è molto meticoloso, pretende che il lavoro sia fatto minuziosamente. Ogni piccolo gesto, ogni sguardo, ogni sensazione che si va a trasmettere è accuratamente studiata, niente è lasciato al caso. Il mio personaggio è Irene, una donna apparentemente forte ma che in realtà nasconde una grande fragilità soprattutto verso la figlia Marie, interpretata da Fiorella con cui è nato subito un rapporto di complicità e di affetto che non mi sarei mai aspettata. Tuttora ci sentiamo ancora, si è creato un legame magico, particolare, non so spiegarlo».

"Summer Games" è un racconto di violenza e disperazione, uno sguardo rammaricato sulla vita, ma dove non mancano i momenti di speranza. Rolando perché hai scelto di raccontare una vicenda così cruda e amara?

«La trama del film - ha spiegato il regista - è ispirata alla mia infanzia, simile a quella del protagonista. I miei genitori, entrambi italiani, si trasferirono in Svizzera affrontando una vita di stenti. Mia madre, mio fratello ed io eravamo spaventati dal carattere violento di mio padre e, soprattutto, dalle sue urla. Nella scrittura, però, il film ha preso un altro cammino allontanandosi da quello che era autobiografico, anche se, tutto quello che è atmosfera e tensione, lo conosco personalmente. La storia è ambientata in un campeggio, un mondo transitorio, che racconta dei destini di gente comune, come quella che potremmo incontrare per strada. Questa provvisorietà emerge nella scena in cui la famiglia di Nic sposta la propria tenda, mentre la stabilità del bungalow di Marie si rivela solo apparente, poiché cela il mistero del padre».

La storia è ambientata in Maremma, perché ha scelto proprio questi luoghi?
«Volevo un'ambientazione che mettesse l'uomo di fronte a se stesso, alle sue paure, alle sue sensazioni, quindi non una città, troppo rumorosa e caotica ma un territorio selvaggio ancora incontaminato che permettesse ai pensieri di spaziare liberamente. Vidi un libro fotografie in bianco e nero della Maremma del fotografo ceco Jan Jedlicka, in quel momento capii subito quale sarebbe stata la mia scelta».

Come ha preparato i bambini alla recitazione?
«Abbiamo lavorato duro con ogni bambino per aiutarlo a capire chi fosse il suo personaggio, non è stato così complicato. E' bastato non tabuizzare la violenza e fargli capire che interpretando un personaggio si trasmettono delle sensazioni e delle emozioni a chi guarda, per questo ogni gesto va opportunamente studiato. I bambini sono entrati subito nell'atmosfera del film, seguendo i miei consigli e le mie indicazioni alla lettera, sono stati veramente eccezionali».

Antonio, Alessia voi interpretate Vincenzo e Adriana, i due protagonisti adulti del film. Come vi siete preparati per questo ruolo e com'è stato lavorare con Rolando?
«Rolando è molto esigente - ci ha detto Alessia Barela - la preparazione è stata lunga ma lui mi ha lasciato molto spazio, si è fidato di me, creando tra di noi un'empatia particolare. Mi sono trasformata fisicamente, sono ingrassata di 8 Kg per entrare nelle vesti di Adriana, Rolando mi vedeva troppo delicata, non è stato facile rivedersi senza trucco e trascurata. La preparazione è stata lunga e faticosa, abbiamo fatto numerose prove in teatro, soprattutto con i bambini».

«Vincenzo è un personaggio negativo - ha continuato Antonio Merone P è ispirato al padre del regista, un padre violento che picchiava la madre. Nella mia famiglia non ho avuto modelli di questo tipo e detesto la violenza fisica, ma non ho avuto difficoltà a comprendere e interpretare questo ruolo forse perché ho un temperamento impulsivo e a volte posso esagerare con le parole. Anch'io ho dovuto cambiare il mio corpo, ingrassando di circa 10 Kg, per rendere meglio l'idea di un uomo cresciuto con modelli cattivi e a cui nessuno ha insegnato a domare l'aggressività, appesantito dalla vita, dalle preoccupazioni e dai problemi».

Qual è la cosa che, al termine delle riprese, vi manca di più?
«Sicuramente il rapporto che avevamo instaurato con i bambini P ci ha confessato Alessia  - e penso di parlare anche a nome dei miei colleghi. Durante le riprese si è creata veramente una sinergia speciale, loro ci vedevano come dei modelli da imitare mentre, per noi, è stato impossibile non affezionarsi a quei giovani talenti in erba».

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