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News pubblicate dal 2003 a ottobre 2020

 

''PADRONE E SOTTO'' DEL REGISTA MICHELE CIRIGLIANO

"Padrone e sotto"
del regista Michele Cirigliano

Presentato allo Zurich Film Festival, un documentario insolito che riporta alla luce il profondo sud d'Italia in maniera autentica e spontanea.

Tricarico è un paese di circa seimila persone in provincia di Matera, Basilicata. Ed è proprio li' che si ambienta la storia raccontata da Michele Cirigliano, giovane professore delle scuole medie svizzere  e brillante cineasta esordiente.

 

"Padrone e sotto è un gioco di carte e di bevute, si può giocare in gruppi da quattro a dieci persone, il nocciolo del gioco sta nel non far bere, per tutta la partita almeno una persona, ed chiaro che per non far bere gli altri devi bere tu. È un gioco molto crudele perché gli altri bevono e le battute più o meno pesanti verso chi non ha bevuto diventano sempre più forti. E' un gioco di potere." - Continua a raccontarci il regista - "E' un gioco che si fa con la birra, è un gioco affascinante, devi tenerlo il gioco, altrimenti non sei un uomo, non puoi dare da bere a colui che non ha ancora bevuto solo perché non ti va più la birra. Se ti metti a tavolino devi saper bere e quindi è un gioco duro. Come dinamiche di gruppo, come alleanze è molto interessante."

Un documentario che mostra l'Italia rurale del Mezzogiorno, un viaggio in un mondo a molti sconosciuto, ma da cui Michele è sempre stato attirato, fin dalle sue prime vacanze in Basilicata, terra di provenienza dei genitori.

"Per un motivo personale, io questo gioco lo seguo fin da quando ero bambino, e non capivo niente del gioco, entravo nel bar e sentivo gli schiamazzi che provenivano dal retrobottega. Questi mi facevano paura, ma mi affascinavano perchè li vedevo forti e potenti, fumavano, bevevano, battevano col pugno sul tavolino, ma non capivo di cosa si trattasse. Crescendo ho riflettuto e secondo me non era un gioco tanto banale come poteva sembrare da fuori: ho sempre pensato che se questi uomini di una certa età passavano così tanto tempo chiusi in questi bar, un motivo ci doveva essere. Allora grazie al film ho scoperto che in realtà sono tanti i motivi che li portano a soffermarsi nel bar: avere la meglio sull'altro, in un certo qual senso è una forma di potere, poi credo che il bar e il gioco siano dei mezzi per nascondere certe cose, possono essere problemi di alcool o problemi personali, il gioco ti da modo di dar sfogo in un modo che nel quotidiano non hai. Si viene a creare una zona franca che non hai al di fuori del bar."

L'ambientazione è un bar malridotto, come ci racconta Michele: "Dove non funziona il riscaldamento, non funzionano le luci, i muri sono rovinati dal tempo. E' un bar dove non vanno tutti. L'atmosfera è fredda e cruda. Persone che evitano gli sguardi dei paesani, che non hanno bisogno delle critiche, delle occhiatacce degli altri, vogliono stare tra di loro".

 

I personaggi raccontati in questo documentario fanno parte di quell'Italia che quasi tocchi, di quell'Italia che ha poco a che fare con quello che siamo abituati a vedere sistematicamente sul grande schermo.  Infatti tutto il documentario è in lingua originale, lingua Italiana e dialetto Lucano, con sottotitoli, appunto per mantenere l'autenticità e la genuinità dei personaggi e della storia in sé.

 

I cinque personaggi principali, tutti con un grande carisma e accentuata personalità, coinvolgono e accompagnano lo spettatore attraverso le loro vite. "E' stato un amico ad introdurmi in quel bar, mi hanno accolto molto bene. Tutti i frequentatori del bar erano contentissimi di essere filmati, anzi a volte si lamentavano che non li filmavo mai, io poi dovevo concentrarmi sui protagonisti scelti e gli altri quando vedevano che la telecamera era disposta sui protagonisti principali, a volte si lamentavano" … " I loro volti, molto espressivi, senza che parlassero, con i loro gesti, e con i loro sguardi potevano esprimere molto di quello che io andavo cercando. E poi avevano qualcosa da raccontare".

Michele Cirigliano in maniera arguta ed azzeccata, non ha tralasciato di mostrare una figura femminile nel suo progetto: in un mondo ancora patriarcale, la figura della donna è evidenziata dalla barista, unica donna del documentario: "Enza rappresenta un po le donne del paese, tramite la sua figura io ho cercato di far vedere che comunque le donne in molte situazioni hanno le redini in mano. E' lei che tira avanti la baracca, è lei che da consiglio, è lei la psicologa del momento, è lei che in tutto questo vuole essere donna. Nonostante siano uomini duri, e siano uomini rudi che comunque la donna la vedono in un certo modo, c'è molto rispetto nei suoi confronti".

Un progetto dunque che esplora la vita di queste persone tramite un vivace e rumoroso gioco da tavola, che racconta le dinamiche di persone all'apparenza impenetrabili ma dall'animo vibrante di vita. "Loro hanno bisogno l'uno dell'altro. Sono amici veri. Anche se si combattono sempre. E' questa anche una cosa che mi è interessata nel gioco, perché è un gioco di inclusione. Tu fai parte del gruppo, ma allo stesso tempo devi stare attento a non esserne escluso. Quindi c'è sempre questo rapporto ambiguo fra amicizia e rivalità."

Coprodotto dalla Zurich University of the Arts, e dalla casa di produzione Mirafilm, uscirà nelle sale:

Il 21 Gennaio al cinema Kellerkino a Berna.

Il 22 Gennaio al Cinema Houdini a Zurigo, al cinema Bourbaki a Lucerna e al Kinok a san Gallo.

Il 2 Febbraio al cinema Stadtkino a Basilea.

E' un documentario che ritroveremo in primo luogo dal 22 Gennaio, alle Giornate di Soletta, festival cinematografico molto importante per il cinema svizzero con oltre 60'000 spettatori all'anno; e che verrà trasmesso in televisione verso Maggio P Giugno dalle reti RSI e SRF.



 

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